Con la sua mole imponente il Castello Caetani di Trevi nel Lazio disegna il paesaggio dell’Alta Val d’Aniene e vi propone un viaggio nel Medioevo degli scontri tra papi, principi e abati.
La grande torre centrale fu probabilmente costruita tra il IX e il X secolo utilizzando come bastione di difesa parte dell’antica cinta muraria. Il castello fu per molto tempo tra i possedimenti dell’Abbazia di Subiaco, poi, nella seconda metà del Duecento, i pontefici iniziarono ad assegnarlo a parenti e fiduciari per assicurarsi un fedele caposaldo al confine con il Regno di Sicilia (conteso dagli eredi di Federico II di Svevia e dagli Angioini).
Nel 1257 papa Alessandro IV concesse Trevi, Vallepietra e Filettino al nipote Rinaldo III di Jenne. Pochi anni dopo, Urbano IV restituì Trevi all’Abbazia di Subiaco ma Rinaldo attaccò il castello e lo riconquistò. Il papa non si fece intimorire e, con la bolla del 3 gennaio 1263, lo affidò ai cavalieri Templari che ne fecero una roccaforte per il controllo commerciale lungo una delle vie dei crociati diretti in Terrasanta. Due anni dopo, però, Clemente IV lo assegnò di nuovo al feudatario di Jenne.
Nel 1299, Bonifacio VIII fece in modo che suo nipote, Pietro Caetani, acquistasse il castello che divenne così un luogo sicuro e riservato in cui ricevere ospiti illustri. La signoria dei Caetani durò fino al 1471, quando furono cacciati da una rivolta popolare e Trevi tornò nell’orbita dei monaci sublacensi. Si era, però, ormai chiusa un’epoca: il castello perse il suo prestigio e fu lentamente inglobato nel tessuto urbano. Il terremoto del 1915 causò gravi danni e solo nel 1984 un radicale restauro ha permesso di aprirlo al pubblico.