Oggi sono inseriti nella lista dei
Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Lazio (PAT): un riconoscimento ufficiale che li lega alla cucina contadina e alla memoria storica del borgo.
Saper fare molto con poco e usare gesti decisi. Per preparare i cuzzi serve essenzialmente questo.
Gli ingredienti di questa pasta sono l’essenza della semplicità: una miscela di farine (grano tenero, grano duro e granturco), un pizzico di sale, qualche uovo e un po’ d’acqua. Si impasta tutto, poi con lo stennaréjjo (mattarello) si tira la sfoglia molto spessa e si taglia a striscioline.
Il segreto sta tutto nella farina di granturco che gli dà la consistenza un po’ ciccosa e un retrogusto leggermente tostato. Ma soprattutto la rende rugosa pronta ad accogliere bene il sugo e insaporirsi meglio.
Un altro aspetto fondamentale è la lunghezza. Non devono essere tagliati troppo lunghi, come fettuccine o tonnarelli, i cuzzi sono più corti. Corti e cicciotti, in pratica tozzi — che è poi il loro significato dialettale.
E poi c’è il sugo: un soffritto di ajju (aglio), olio extra vergine di oliva e peperoncino, a cui poi si aggiunge il pomodoro — pelati in inverno e freschi nel periodo estivo. Il tocco finale è un’abbondante grattugiata di pecorino stagionato.
È un simbolo della cucina tipica di Roviano che potete gustare nei ristoranti del paese oppure in agosto durante la
Sagra dei Cuzzi co’ J’ajju.