Cenni storici

Una storia millenaria tutta da scoprire


12.000 anni fa

Graffiti, sepolture e pitture rupestri

Da sempre l’uomo ha trovato in Val d’Aniene una terra ospitale; lo dimostrano i tanti reperti portati alla luce nelle campagne archeologiche come le raffinate incisioni su ciottoli e ossa della Grotta Polesini a Tivoli che risalgono al XII millennio a. C.; le industrie litiche del Pratone di Monte Gennaro e i castellieri del Monte Morra; le ricche sepolture della piana di Guidonia e quelle della necropoli di Mandela dove si riscontra la fusione di due culture differenti; i ritrovamenti della grotta di Morra Cavorso a Jenne e le splendide pitture rupestri dell’età del rame (3000 a.C.) che si ammirano nella Grotta dell'Arco a Bellegra



VII secolo a. C.

Gli equi, i guerrieri “giusti” delle montagne

Nel I millennio a. C. in Val d‘Aniene vivevano gli equi; antico popolo italico che la storiografia classica descrive come “gens magna” di fieri guerrieri da cui i romani impararono i primi elementi del Diritto. Fu, infatti, il re equo Ferter Resius che nel VII sec. a. C. introdusse lo Ius fetiale, un insieme di regole morali, politiche e religiose, relative ai trattati di alleanza e alle dichiarazioni di guerra. Secondo un’iscrizione rinvenuta sul Palatino: “in seguito il popolo romano ne apprese la disciplina”. Tra le più significative testimonianze della civiltà equa sono da vedere l’Arco di Trevi nel Lazio; i resti dei villaggi fortificati, gli Oppida Equi di Ciciliano, e il Museo delle Culture di Riofreddo che espone i ricchi corredi funerari della necropoli di Casal Civitella



304 a. C.

Inizia l’età romana: strade, acquedotti e ville monumentali

Gli equi contrastarono a lungo l’espansionismo di Roma ma nel 304 a. C. furono definitivamente sconfitti e, con l’istituzione della tribù Aniense, integrati nel mondo romano. Si aprì un’epoca di opere grandiose: la via Tiburtina Valeria, con il maestoso Ponte Scutonico a Roviano, i grandi acquedotti che si ammirano a San Cosimato e nella valle Empolitana; la villa del poeta Orazio, a Licenza, e quelle degli imperatori Nerone, a Subiaco, Traiano, sugli Altipiani di Arcinazzo, e Adriano, a Tivoli, dove si trovano anche il colossale Santuario di Ercole Vincitore e gli splendidi Templi dell'Acropoli Tiburtina che si affacciano sulla Villa Gregoriana



V secolo d. C.

San Benedetto e l’origine del monachesimo

Era solo un giovane che voleva ritirarsi dal mondo quando, verso la fine del V secolo, san Benedetto da Norcia arrivò in Val d’Aniene. Vi rimase trent’anni: visse ad Affile, dove la Chiesetta di San Pietro ricorda il suo primo miracolo; negli Eremi di Vicovaro e a Subiaco dove fondò dodici monasteri, tra cui la splendida Abbazia di Santa Scolastica. Aveva però fatto di più: con lui era nato il monachesimo occidentale, da cui ripartì quello slancio culturale che caratterizzò la civiltà europea dopo il crollo dell'impero romano. Nell’XI secolo, sfidando le regole dell’ingegneria, i benedettini costruirono, sul Sacro Speco, un capolavoro dell’architettura medievale.



Il Mille

Una valle di rocche e castelli

Quasi in ogni borgo della Val d’Aniene c’è una rocca o un castello. Sorti al tempo delle incursioni saracene divennero presto feudi di potenti famiglie nobiliari che decisero il corso della storia: come i castelli della Valle Ustica, testimoni dell’ascesa degli Orsini; Anticoli Corrado, dominio di Corrado d’Antiochia; la Rocca di Jenne, dove nacque papa Alessandro IV; il Castello Caetani di Trevi nel Lazio, in cui Bonifacio VIII incontrò Edoardo I d'Inghilterra; la Rocca abbaziale di Subiaco, dove nacque Lucrezia Borgia; il Castello Massimo di Arsoli; il Castello Brancaccio di Roviano, oggi sede del Museo della Civiltà Contadina; i Castelli Theodoli a Ciciliano e a Sambuci o  il Castello Orsini di Castel Madama, residenza estiva di Margherita d’Austria



Il Quattrocento

Subiaco: culla della stampa e del potere dei Borgia

Non è un caso che il primo carattere mobile creato in Italia si chiami Subiaco: infatti, fu fuso a piombo nell’Abbazia di Santa Scolastica dove, nel 1464, i due chierici Pannartz e Sweynheym, installarono la prima tipografia italiana. L’Abbazia non era solo un polo culturale ma anche un ambito centro di potere. Nel 1471 papa Callisto III nominò abate commendatario suo nipote, il cardinale Rodrigo Borgia, che vi rimase fino al 1492, quando la cedette ai Colonna in cambio del voto che lo consacrò papa con il nome di Alessandro VI. Lucrezia, la sua celebre figlia, nacque a Subiaco, probabilmente nella Rocca Abbaziale che oggi ospita il  M.A.C.S., Museo delle attività Cartarie e della Stampa



Il Seicento

Scienza, archeologia e la tradizione del Gran Tour

Nel secolo delle scienze molti intellettuali scoprono il valore naturalistico della Val d’Aniene. A San Polo dei Cavalieri il principe Federico Cesi crea un cenacolo di scienziati che trova sul Monte Gennaro oltre 40 specie botaniche rare e fonda l’Accademia dei Lincei, la prima accademia scientifica al mondo. Poco dopo il gesuita Athanasius Kircher restaura il Santuario della Mentorella e inserisce la Val d’Aniene tra le meraviglie del Latium Vetus, che entra così negli itinerari del Gran Tour. Lorrain, Dughet, Piranesi, Hackert, Goethe, Corot, Chateaubriand, Listz, Roesler Franz, Coleman … è un flusso continuo di intellettuali che prosegue fino al primo Novecento, quando alcuni artisti si stabiliscono ad Anticoli Corrado e fondano il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea



L’Ottocento

Il traforo di Monte Catillo e la forza idroelettrica dell’Aniene

L’Ottocento consacra la Val d’Aniene come luogo delle meraviglie dell’acqua. Nel 1835 papa Gregorio XVI fa realizzare il traforo del Monte Catillo che devia il fiume creando la grande cascata di Tivoli, una delle più alte d’Europa, e il parco romantico della Villa Gregoriana. Nel 1870 Pio IX decide di restaurare l’Acquedotto Marcio e dopo quattordici secoli le sorgenti dell’Aniene tornano ad alimentare Roma e le sue fontane. Nel 1886 Tivoli diventa la prima città europea a utilizzare l’energia idroelettrica per l’illuminazione pubblica; qualche anno dopo (1892) si inaugura la Centrale Idroelettrica dell’Acquoria che fornisce la corrente per illuminare Roma: per la prima volta al mondo si trasmette l’elettricità a lunga distanza


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